L’ingegnere che camminava a piedi scalzi nel bosco

L'ingegnere che camminava a piedi scalzi nel bosco

L’ingegnere Andrea Bianchi ci racconta questa nuove esperienza di ben-essere

Andrea Bianchi è un ingegnere che ha fatto del giornalismo la sua voce, della montagna la sua Musa e della camminata a piedi scalzi la sua vocazione.

Tutto è nato passeggiando su di una strada sterrata con sua figlia Alice, che a un certo punto, si è tolta scarpe e calzini cominciando a percorre il sentiero a piedi nudi. Bianchi ci ha pensato un attimo e poi si è detto: “Perché no?”. Da quel momento si è aperto un mondo intero.

Com’è nata la tua passione per il barefooting nella natura?

In maniera molto semplice, quasi per gioco, quando un giorno ormai circa sei anni fa, durante una facile escursione in Alto Adige con la mia famiglia, la mia bambina si tolse gli scarponcini ed io, che già indossavo quelle scarpette minimali a cinque dita, volli provare ad imitarla: fu solo un quarto d’ora, ma sufficiente per farmi intuire che in quella semplice pratica c’era un universo di sensazioni da scoprire e un modo nuovo e antico allo stesso tempo di esplorare il mondo.

Quali sono i benefici di questa pratica?

I benefici sono molteplici: da quelli sul piano meccanico e posturale, con uno scarico e un sollievo generale di tutto l’apparato muscolo scheletrico e in particolare delle ginocchia, della zona lombare e della schiena, alle sollecitazioni sensoriali (riflessologia plantare), allo stimolo dell’apparato cardiocircolatorio, fino ad arrivare a un affinamento della concentrazione e dell’attenzione. Camminare a piedi nudi nella natura aiuta a rimanere sani e connessi con le energie della Terra, consapevoli del proprio essere nel mondo. In questo senso la camminata scalza in natura può anche diventare un mezzo di conoscenza profonda di se stessi.

Hai passeggiato a piedi scalzi sulla neve e anche in altre condizioni sfavorevoli, come reagisce il corpo a situazioni di stress simile?

Quello che io ricerco in queste situazioni non è in realtà l’esperienza estrema, ma solo l’uscita temporanea dalla “zona di comfort”, ovvero quello stato d’essere definito in psicologia come la condizione in cui abbiamo, o crediamo di avere, tutto sotto controllo e percepiamo una situazione di comfort. Camminare per qualche minuto sulla neve può comportare qualche disagio, ma se fatto con l’opportuna consapevolezza – magari dopo un passaggio in acqua calda, secondo i principi della terapia Kneipp (idroterapia) – i capillari e il sistema circolatorio periferico vengono sollecitati favorendo una maggiore ossigenazione del sangue. Il risultato è alla fine una sensazione di benessere, di calore diffuso e di grande energia.

Immagino non si possano percorrere lunghi tratti, corretto?

Dipende da diverse condizioni: il tipo di neve, le condizioni meteo e la temperatura dell’ambiente, da quanto siamo o meno vestiti, ecc. In genere comunque si percorrono brevi tratti.

Il barefooting è molto diffuso nell’area germanica e del nord Europa. Credi che esistano diversi approcci e sensibilità nei confronti del benessere e della natura?

Sicuramente nei Paesi del Centro e Nord Europa c’è un’attitudine diffusa allo sport e all’attività all’aria aperta (stile di vita outdoor), praticamente con ogni condizione meteo. Nei Paesi di lingua tedesca si trovano molti percorsi sensoriali o sentieri dedicati al barefooting, mentre negli USA c’è un approccio ancora più libero, il barefoot hiking, che è quello che io prediligo, ovvero l’escursionismo a piedi nudi in montagna o in natura sugli stessi sentieri normalmente percorsi con le calzature.

Passeggiare a piedi scalzi sulla sabbia, sul pavimento di casa o su di un sentiero sconnesso è la stessa cosa dal punto di vista fisiologico?

Ogni terreno e materiale su cui camminiamo determinano condizioni diverse da tutti i punti di vista: biomeccanico, fisiologico e anche emozionale e psicologico. Ciò che fa la differenza è che il terreno sia naturale, perché in tal caso il contatto col piede nudo consente il trasferimento dell’energia elettromagnetica dal terreno al nostro corpo, innescando effetti benefici per la nostra salute.

Che cosa consiglieresti a chi desidera approcciarsi a questa pratica/sport?

Innanzitutto di farlo con la massima gradualità: dopo una vita con le scarpe ai piedi, non possiamo pretendere di togliercele e fare tranquillamente quello che vogliamo a piedi nudi.

È necessario dare al nostro corpo e alla nostra mente il tempo perché sviluppi una nuova consapevolezza psicomotoria. Consiglio di cominciare dallo stare scalzi a casa, e per chi lo ha nel proprio giardino, per poi cominciare con brevi passeggiate su terreni morbidi. Nel mio libro “A piedi nudi. Il cammino silenzioso dalla A alla Z” (Ediciclo Editore, 2017) riporto dei semplici esercizi che si possono praticare ovunque e in qualsiasi momento della giornata.

Qual è la cosa più curiosa che ti è capitata camminando a piedi scalzi nella natura?

Non finisco mai di meravigliarmi delle sottili differenze di temperatura che si possono percepire stando scalzi sul terreno: mentre si percorre un sentiero, passare scalzi da un tratto in ombra ad uno al sole può essere sorprendente e regalare una piacevole sensazione di benessere.

Per saperne di più visita il sito di Andrea qui.

Foto Matteo Gasparin 

 

Parliamo di Ben-essere anche sul magazine di G&A Group! Clicca qui e scaricalo gratuitamente!

Ti è piaciuto questo articolo? Rimani sempre aggiornato! Iscriviti alla nostra newsletter

Giulia De Martin

Giulia De Martin

Responsabile Digital

Sono una persona socievole e positiva, per me dietro le nuvole c’è sempre il sole. Vivo a stretto contatto con il mondo del web in cui mi divido fra blogging, social media e web marketing ma, adoro il profumo della carta, dei libri antichi ed il tratto deciso di una buona penna stilografica, nonostante le dita macchiate di inchiostro.
Mi definirei quindi un’allegra contraddizione fatta di letteratura inglese e tecnologia.